Questo scambio culturale si è rivelato davvero
fantastico. Ho potuto sperimentare un nuovo stile di
vita, vivendo 24 ore su 24 con persone sconosciute, con
tradizioni diverse dalle mie. L’esperienza è stata molto
coinvolgente anche perché ero circondata da persone che
si preoccupavano di me, come dei veri genitori; questa è
stata una sensazione emozionante. Ho potuto “misurare”
il mio spirito di adattamento ed ho scoperto che è
veramente alto! Inoltre ho avuto modo di assaggiare
tante pietanze nuove, tipicamente francesi, alcune
gustose, altre un po’ meno; anche in questo la famiglia
che mi ospitava si è rivelata molto gentile e
disponibile: mi chiedevano sempre se desideravo qualcosa
in particolare e tutti erano contenti quando mi vedevano
mangiare volentieri le loro specialità. Devo ribadire
ancora una volta che quest’esperienza è davvero utile
per la crescita della mia persona, pertanto la consiglio
a tutti.
Lory
Consiglierei a tutti uno scambio culturale con la
propria scuola. Quest’esperienza è stata a mio parere
incredibile. La mia corrispondente, di nome Audrey, una
ragazza di 16 anni, semplice e sempre disponibile con
tutti è la personificazione dell’armonia che ho trovato
a casa sua. L’ospitalità è stata la prima cosa a non
mancare, ovviamente da parte di tutta la famiglia: ogni
componente infatti ha prestato molta attenzione ai miei
bisogni e mi ha fatto sentire a mio agio. Dal padre che
mi parlava del suo lavoro e mi mostrava i libri scritti
da lui, alla madre che lavava e stirava ogni giorno i
miei vestiti e gli asciugamani. L’unica cosa che mi è
mancata dell’Italia durante la mia permanenza in
Francia, è stato il cibo italiano!!! Ma come diceva la
professoressa Politi: “Ci vuole spirito di adattamento e
tutto appare effettivamente gradevole”.
Lucia
Il soggiorno in Francia è stato molto divertente ed
istruttivo. Al di là delle amicizie e delle giornate
passate insieme, è stato molto interessante conoscere un
nuovo ambiente e una nuova cultura. Appena arrivata,
mentre percorrevo la strada che andava dalla scuola al
villaggio di Aubignas, dove risiedeva il mio
corrispondente, l’impressione era quella di aver già
visto quel paesaggio… Poi ho messo bene a fuoco e quegli
alberi, quell’immenso prato verde mi hanno riportato ai
ricordi del sud Italia. Il villaggio era piccolissimo,
50 abitanti in tutto; l’abbiamo visitato in 10 minuti.
Siamo poi saliti sul campanile della chiesa… sono
rimasta senza fiato: niente macchine, solo una strada
deserta al di là della collina, niente rumori. Solo
prati infiniti, un cielo azzurrissimo e un’aria tiepida
di primavera. Respiravo a pieni polmoni seduta sul
terrazzino sottostante il tetto della chiesa. Finalmente
un po’ di pace per ritrovare me stessa e sentirmi come a
casa mia! Quello che mi ha colpito maggiormente è la
semplicità del paese e delle persone. È stupefacente
poi, quando piove,vedere la maggior parte degli studenti
senza l’ombrello che corre con i libri in testa, senza
curarsi di rovinare trucco, messa in piega e …materiale
scolastico. Il contesto scolastico mi è sembrato meno
caloroso forse perché i diversi professori, nelle cui
aule mi sono recata per seguire le lezioni, hanno
dimostrato un atteggiamento distaccato: non hanno mai
“accolto” in classe il gruppetto italiano con un saluto
o con una semplice domanda per conoscerci. Ma anche
questo rientra nel contesto di adattamento alle
abitudini del paese straniero e consolida lo spirito del
proverbio che si deve sempre tenere in considerazione
quando si va all’estero: “paese che vai usanza che
trovi”. Ho imparato tanto da questo soggiorno e spero di
ritornare presto in Francia.
Sara
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