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Mercoledì 7 Aprile.
IL VIAGGIO.
Pronti, partenza,
via.
E
se non avessimo capito di cosa si tratta realmente? E se
avessimo esagerato le nostre aspettative, se avessimo
sminuito il vero significato dell’atto che stiamo per
compiere? Non sempre confrontarsi è facile. Oramai è
tardi per non sentirsi pronti, ora si parte, e si
affronta tutto quello che capita, bevendo il dolce succo
di questa pianta che è l’esperienza e che è, quindi, la
conoscenza, qualunque sapore abbia, se più dolce o più
amaro non importa, è comunque nutrimento.
Le dieci di mattina, la testa sul banco
non c’è, tutti un po’ emozionati, qualcuno che lo
nasconde, ma tutti comunque curiosi, perché non si parte
per un viaggio se come prima cosa non si mette in
valigia la curiosità, che muove cuore mente e braccia.
Il pullman che ci porterà all’aeroporto.
Lo vediamo, è reale e non più solo una congettura della
nostra mente, un’idealizzazione lanciata sul pavimento
del futuro, ed ora che ha toccato terra si è rotta,
perché la realtà è arrivata, eccolo, il nostro futuro,
la nostra possibilità, la prima tappa. La mia valigia
peserà troppo? Beh, ormai abbiamo superato anche questo
test, nulla di pericoloso da lasciare a Malpensa, tutto
fantasticamente ok.
Tempo da perdere, aspettando il nostro
volo, emozionati. Siamo qui, e quando saliremo su
quell’aereo un po’ arancione e un po’ bianco, non
torneremo indietro.
Ora
si vede l’Italia sempre più piccola, e noi sempre meno
stanchi, sempre più curiosi, attraversiamo qualche
briciola d’Europa, ogni tanto qualcuno chiude gli occhi,
ogni tanto qualcuno ride, ogni tanto ci guardiamo, ogni
tanto qualche battuta, tranquilli, ma soddisfatti.
Ci siamo. Lontani da casa. Usciamo da
quest'altro aeroporto e già ci sembra tutto così
diverso: ordine.
Un altro pullman, con l’obbligo delle
cinture, con un paesaggio magnifico ma diverso fuori,
con uno spirito sognante ma consapevole dentro. Questo
viaggio è diverso, sempre più vicini, sempre più viva
questa realtà che affronteremo, già il suo profumo si
sente, forte. Più il tempo passa, meno ne manca, sono le
leggi del mondo queste. Così ci avviciniamo e,
inesorabilmente, i nostri cuori cominciano a battere più
forti e l’imbarazzo emerge. Guardiamo la città, e
sogniamo sulle pizzerie, fantastichiamo sulle vie e i
negozi. Li vediamo ora, coloro che ci hanno accompagnato
in quella fantastica settimana di novembre in cui
abbiamo cominciato ad imparare qualcosa di più sulla
vita in Italia, sulle sue istituzioni. Li vediamo, il
pullman frena, e con qualche timore scendiamo. È
iniziata ufficialmente la nostra possibilità, unica
sotto certi aspetti, di imparare. Non c’è più tempo di
prendere le cose alla leggera, dobbiamo nutrirci di
questi frutti.
Pronti, partenza,
via.
Giovedì 8 Aprile.
Lo scambio ha il Via ufficiale. Per
alcuni la sveglia suona molto presto , e solo pochi
hanno la fortuna di alzarsi poco dopo.
Arrivo a scuola e qui gli amici, partono
così le prime sulle considerazioni sulla casa, sulla
famiglia che ci ospita e sulla notte appena trascorsa;
tutti hanno dettagli , curiosità da raccontare, ma
limitato è il tempo per parlarne perché da li a poco ci
sarebbe stata la lezione in svedese.
Ecco sono le 11 e nessuno immagina che
la pausa che stiamo per fare è dedicata al pranzo. Sì,
il pranzo a quest’ora poco avanzata del mattino,
forse il nostro stomaco non è abituato a nutrirsi
così presto (ci vien da pensare vista la poca fame) ma
di certo c’è che questa dovrà diventare un’abitudine per
l’intera settimana.
Tra
l’assaporare un nuovo cibo e il dissetarsi con bevande
ai diversi frutti, partono i primi pensieri legati alla
biciclettata pomeridiana. Tutti in fila per procurarsi
la mountain bike in un’aula poco sperduta dell’istituto
Wadkoping, e sbloccata la ruota, pronti a partire tra
terreni fangosi e vie della città nei pressi della
scuola; Qualcuno sta per cadere, altri ridono, altri
rimangono indietro, altri scattano foto ma tutti saranno
presto colti da un panorama particolare, una distesa
immensa d’acqua ormai ricoperta di ghiaccio, un immenso
Mushroom dal quale si può con una sola occhiata
squadrare l’intera Orebro, un massiccio castello che
ricorda tanto il vecchio feudo e la piazza centrale a
cui fa capo la spendida St. Nicolai Church.
In
municipio, tutti seduti in semicerchio accolti dal
sindaco, stiamo ad osservare un mini film che narra la
storia ed espone le più preziose qualità della città di
cui siamo ospiti; l’invito è quello di riflettere sulle
possibilità che vengono offerte e sull’opportunità di
rimanerci a vivere.
Successivamente alla visita di
monumenti, chiese, castelli possiamo considerare
conclusa la giornata ad Orebro. Gente che ci rimane, in
cerca dei negozi più In e gente che torna a casa, stanca
fisicamente ma ricca di un bagaglio di piacevoli momenti
trascorsi in questa fredda giornata svedese.


Venerdì
9 Aprile.
E inizia così
un’altra giornata svedese. Destinazione: Stoccolma.
Si riparte così, di nuovo bus, di nuovo
cinture, di nuovo un panorama caratterizzato da fitta
vegetazione e qualche casetta qua e la, sembrano quasi
giocattoli rossi e gialli, con finestrelle bianche e
dicono no alle tapparelle.
Spesso si
intravedono grossi capannoni, stalle che ci ricordano
tanto Smallville, la casetta di Clark Kent e suscitano
in noi un emozione contadina, che ci mostra quella parte
di svezia non urbana, dedicata alla forza lavoro
agricola e d’allevamento.
Lentamente passiamo
dalla desolazione più totale, all’apparizione di qualche
casetta, poi di piccoli agglomerati di casette, poi
qualche palazzina, e via così gradualmente Stoccolma.
Un’immensa città che oserei definire una fusione tra la
nostra Venezia e la nostra Milano, acqua palazzi,
palazzi acqua.
Visitiamo un
immensa nave, ricorda tanto quelle dei pirati, è stata
quasi interamente recuperata, e ci viene raccontato che
ha avuto vita davvero breve. Non si parla nemmeno di
un’ora di tragitto marittimo che subito affondò per
strane e misteriose ragioni.
Skansen è la visita
successiva, animali, tanti animali in questo fantastico
zoo.
Lince,
Orso, Cavallo, Lupo, Ghiottone, Alce, Renna, Foca grigia
e molti altri sono rimasti li in attesa di uno scatto, e
ci hanno tenuto compagnia in una giornata all’insegna
della natura e delle tradizioni; nel pomeriggio, sempre
permanendo all’interno di questo zoo/museo, siamo stati
accolti da una dolce signora indossatrice di abiti
tipicamente svedesi, la quale ci ha portato in una
vecchia casetta. Non avremmo mai immaginato che quella
fosse in altri tempi la casa del professore, e che la
stanza fitta di banchi di legno fosse un’aula
scolastica; la spiegazione riguardo cosa e come
avvenissero le lezioni passate è risultata ricca di
simpatia, tra zampe di coniglio per cancellare e strani
aggeggi per punire gli allievi indisciplinati, è già
tempo di dare un occhiata agli istituti di maggior
rilievo nei pressi del centro e di dedicarci a una
visita generale per le vie di Stoccolma. Liberi
finalmente di osservare e capire le cose più da vicino,
e di permettere anche al freddo di farsi sentire molto
da vicino!
Tra risate e
qualche acquisto, di nuovo bus, di nuovo cinture, di
nuovo notte.
 
Sabato 10 e
Domenica 11 Aprile.
Il tempo passa, siamo già a metà
settimana e già pensiamo che tutto ci mancherà.
Questo weekend dovevamo passarlo
all’insegna dello sport ma per problemi tecnici ci siamo
dovuti inventare qualcosa per trascorrere queste ore in
libertà; quando non c’è nulla da fare, dove si reca la
gente? Centro commerciale! Allo stesso modo abbiamo
fatto anche noi, passando una mattinata tranquilla e
assolutamente piacevole all’insegna dello Shopping.
Domenica
invece ognuno è rimasto in famiglia a godersi una tipica
giornata svedese, c’è chi è andato a sciare, chi a
vedere i serpenti, uccelli, chi ha pranzato in cima ad
una collina, chi si è soffermato a guardare laghi
interamente ghiacciati, chi si è perso nell'osservare
distese immense di verde e colori; resta il fatto che
tutti hanno qualcosa da raccontare e tutti lo fanno a
cena.
Una cena organizzata nella scuola in cui
sono ammessi esclusivamente cibi tradizionali svedesi.
Difficile è apprezzare per noi qualcosa che non sia
frutto di prodotti freschi e rigorosamente italiani, ma
siamo li per adattarci e per conoscere la tradizione
altrui. Da li a poco infatti eravamo tutti alla ricerca
della pietanza che ci incuriosiva di più, che ci
appariva più buona. Successivamente questa cena svoltasi
in mensa, ci hanno accompagnati in un aula allo scopo di
cantare! Proprio così, un nuovo confronto, una sfida
canora amichevole tra svedesi e italiani, il buon
vecchio Youtube e un semplice microfono, tanta allegria
e voglia viversi al meglio quella serata che doveva
arricchire al meglio il nostro bagaglio di preziosi
ricordi. Così è stato, una piacevole e fresca serata.
Lunedì
12 Aprile.
Comincia come un qualsiasi giorno di quella settimana,
andiamo a scuola la mattina, e pranzo in mensa
(FAVOLOSA). Poi raggiungiamo il centro per disabili
svedese, e non posso, non riesco a parlarne senza fare
paragoni.
Mi
ricordo di quando abbiamo visitato il centro disabili
italiano e ricordo di come queste persone che senza
alcuna cattiveria arrivavano, ti prendevano la mano,
parlavano, riuscivano a emozionarti e a strapparti la
bontà più sincera che si possa provare. E ora penso a
queste altre persone, che le situazioni hanno reso
disabili, timide, che non si avvicinavano, e cresce in
me la consapevolezza di quanto l’ambiente influisca
sulla gente.
Il pomeriggio passato a incattivirci e a
sviluppare
il nostro spirito di squadra con un torneo di hockey su
pavimento. E meravigliarci di come possa essere bello
tentare e provare e sudare, insomma giocare.
Martedì 13 Aprile.
Passo
dopo passo accresce in noi la voglia di essere più
vicini, di accorciare le distanze con la prima visita
della giornata, l'asilo nido privato. Tanti bimbi stanno
fuori, li si usa così con neve, pioggia, sole, loro
hanno bisogno di passare delle ore all'aria aperta e non
è certo la condizione meteorologica a bloccarli.
Giubbotti pesanti, abiti di ricambio e tutti pronti per
passare qualche ora sulle altalene, due tiri a palla, un
po' di sorrisi, qualche imbranata ma innocente caduta e
tutto ritorna vivace. Tutto risulta molto organizzato,
così pure il centro anziani in cui ci siamo recati poco
dopo.
Il pomeriggio arriva
presto, l'idea del bagno in piscina e delle mille
attrazioni ci entusiasma e ci da la carica necessaria
per affrontare una giornata super stancante.
L'asilo nido, il centro
per anziani ci presentano una società ben organizzata e
attenta alle esigenze di tutti.
I ricordi, quelli buoni sono molti, il nostro bagaglio è
quasi completo, ci mancano quindi poche ore e tutto sarà
solo un Ricordo.
Mercoledì 14 Aprile.
IL RITORNO.
Cosa rimane adesso? Dico, cosa rimane realmente quando
arriva il momento di trascinare la valigia giù dalle
scale, caricarla in macchina e dire “si torna a casa”?
Nonostante tutto una settimana basta a farti abituare ad
alcune cose, come il latte nei bicchieri durante i pasti
al posto dell’acqua (le prime due settimane in cui ero
in Italia dopo il viaggio, bevevo latte in
continuazione) oppure torni a scuola e pensi “certo che
la loro era diversa” o guardi la tv e vedi gli stessi
talent show e ridi perché la televisione spazzatura
resiste e persiste ovunque.
Le
strade della città che avevi imparato, tutte quelle
biciclette e il freddo che non era poi così freddo. Il
pullman si è acceso, il motore fa vibrare tutto. Quel
piccolo slancio quasi impercettibile, ed eccoci: di
nuovo in viaggio. Sarà la stessa strada, ma al
contrario, sarà lo stesso percorso, ma inverso. Così i
paesaggi fuori dal finestrino diventano più familiari e
noi tutti siamo più silenziosi, mentre il sogno svedese
si spegne.
Cara
Svezia, colpisci. Nel bene o nel male, il diverso
colpisce sempre, e tu sei tanto diversa, tanto come il
giorno dalla notte, tanto quanto le nostre lingue si
scontrano anche la nostra cultura fa la guerra. Ma è una
lotta civile. Sul pullman poche chiacchiere, voglia di
casa, voglia di dire “non doveva finire, c’era ancora
tanto da scoprire”. Ma ormai il pullman è arrivato
all’aeroporto e noi siamo scesi, e ci manca poco, manca
poco a casa nostra. E allora ci manca davvero, e adesso
che siamo stanchi vogliamo il nostro letto per pensare a
quello che abbiamo imparato, e adesso che l’aereo si sta
alzando e gli occhi si stanno chiudendo, con il sorriso
posso dire che tutte quelle corse in bicicletta che mi
hanno stremata, che tutte le risate con i miei compagni,
che le visite nelle istituzioni svedesi, che i momenti
di pace ad osservare dalla finestra della mia camera la
gente della Svezia, il suo cielo e i suoi tramonti,
tutte le mattine in cui i primi raggi del sole mi hanno
svegliato, beh, posso dire con certezza che tutto ha
lasciato un’impronta, e, sebbene possa sembrare
esagerato, io di questa esperienza ora ho deciso di
tenere solo i lati positivi, trasformarsi prendendo
spunto, è un dovere.
Quindi in conclusione non mi resta che dire: ne è valsa
la pena.
”Una
tastiera, quattro mani, uno sguardo fisso allo schermo
del pc per ore”
Prodotto da Ivan
Ancona & Elisa Candiani.
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